Circolare ministeriale di chiarimento sulla interdizione delle lavoratrici madri

path9Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la nota prot. 7553 del 29 aprile 2013, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alla disciplina relativa all’interdizione delle lavoratrici madri, così come modificata dalla legge 4 aprile 2012 n. 35.

 

CLICCA QUI per scaricare il testo della nota del ministero: ML7553-2013InterdizioneLavMadri

 

La circolare chiarisce alcuni punti generalmente interpretati in modo differente a seconda dei differenti enti di riferimento, in particolare:

  • valore  della valutazione dei rischi
  • opportunità di verificarne i contenuti nel merito
  • criteri per lo spostamento ad altra mansione
  • valutazione sull’opportunità e possibilità di adibire ad altra mansione
  • finalità aziendali e scopo d’impresa
  • applicazione al terzo settore – cooperative

 

La nota ricorda che per le lavoratrici in gravidanza è prescritto il divieto allo svolgimento di lavori che espongano ad agenti e situazioni pregiudizievoli fino a sette mesi dopo il parto e il divieto, fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro, per le prestazioni che comportino nocumento all’andamento della gravidanza.
Qualora non ricorrano queste situazioni, le DTL possono disporre lo spostamento della lavoratrice ad altre mansioni qualora le condizioni di lavoro o ambientali determinino una situazione ugualmente pregiudizievole per la salute. Il presupposto per l’individuazione di tali rischi è la valutazione di rischio condotta in base al D.Lgs. n.151/01 dal datore di lavoro, che dovrà anche indicare e adottare le misure per eliminare detto rischio. Quindi le DTL terranno conto sia dei rischi evidenziati dal datore sia dalle misure adottate per eliminarli. Solo in casi eccezionali, in cui emergano vistose contraddittorietà nel documenti di valutazione del datore, la DTL potrà interessare le Asl per una verifica e intanto, in ogni caso, emanerà il provvedimento interdittivo.
Il Ministero chiarisce inoltre che l’impossibilità di spostamento ad altra mansione è un’ulteriore condizione che determina l’adozione del provvedimento di astensione dal lavoro. L’impossibilità di spostamento può derivare solo da una valutazione del datore di lavoro, in quanto è l’unico a conoscenza dell’organizzazione aziendale. Le DTL hanno quindi la facoltà, e non l’obbligo, di procedere a successivi accertamenti ispettivi per verificare quanto affermato dal datore di lavoro esclusivamente sulla base di elementi tecnici, tenendo sempre presente che l’organizzazione aziendale è di esclusiva pertinenza dell’imprenditore.

Qualora non si ravvisino situazioni di rischio per la salute della lavoratrice in fase di gestazione o nei 7 mesi successivi al parto e qualora, in caso di pericolo, sia possibile lo spostamento ad altre mansioni, la DTL potrà esprimere provvedimento di diniego rispetto alla richiesta di interdizione.
Qualora sia possibile lo spostamento ad altra mansione questa possibilità costituirà la motivazione del provvedimento di diniego stesso.