Abrogato l’obbligo di vaccinazione per la sicurezza dei lavoratori.

Il decreto taglialeggi abolisce la vaccinazione obbligatoria per la sicurezza di migliaia di lavoratori dell’edilizia, agricoltura e settore rifiuti.

Con l’entrata in vigore del decreto taglia leggi (DECRETO LEGISLATIVO 13 dicembre 2010, n. 213) sono oggi abrogate tutte le disposizioni legislative antecedenti al 01/01/1970, a meno che non siano contenute in uno specifico elenco, allegato al decreto stesso.

In materia di sicurezza del lavoro, erano previste una serie di vaccinazioni obbligatorie per determinate categorie di lavoratori ed in particolare: antitetanica per le categorie di lavoratori indicati nell’art. 1 della legge 5 marzo 1963, n. 292, Legge 20 marzo 1968 n. 419, D.M. 16 settembre 1975, DPR 1301 del 7.9.65, DM 22.3.75 o quella antitubercolare (L.1088/70) in ambito sanitario.

Le norme che istituiscono l’obbligatorietà della vaccinazione di cui sopra, antecedenti al 1970, non sono comprese nell’elenco delle esclusioni pertanto sono abrogate ad opera del D.Lgs 213/2010.

Viene meno quindi l’obbligo di vaccinazione antitetanica per importanti settori come l’edilizia e l’agricoltura:

  • lavoratori agricoli,
  • operai e manovali addetti all’edilizia,
  • cantonieri, asfaltisti
  • operatori ecologici (netturbini e addetti alla manipolazione delle immondizie)
  • operai addetti alla fabbricazione della carta e dei cartoni
  • pastori, allevatori di bestiame, stallieri, fantini, operatori all’interno di ippodromi

Si rileva una situazione di difficile gestione per i datori di lavoro, tenuti alla massima prevenzione tecnicamente possibile ai sensi dell’articolo 2087 del Codice Civile, ma impossibilitati a pretendere la vaccinazione dei lavoratori esposti a rischi per i quali il vaccino rappresenta la più efficacie forma di tutela. Infatti, in mancanza di una legge che ne prescriva l’obbligatorietà, la vaccinazione, indubbiamente qualificabile come  “trattamento sanitario”, è vietata  ai sensi dell’art. 32 della Costituzione e il lavoratore potrebbe opporre un rifiuto. Il datore di lavoro, si troverebbe nella difficile condizione di non poter ammettere il lavoratore all’esercizio delle sue funzioni.

Ad oggi, in mancanza di indicazioni o rettifiche sul punto da parte delle funzioni istituzionali competenti, l’unica prassi ammessa, e priva di risvolti sanzionatori, è la seguente:

in caso di necessità di vaccinare un lavoratore, indicata dal datore di lavoro nell’ambito dell’elaborazione del documento di valutazione dei rischi, al lavoratore deve essere formalmente chiesta la copertura vaccinale. In mancanza, il lavoratore deve essere necessariamente sospeso e deve essere attivata la procedura interna per l’irrogazione delle previste sanzioni disciplinari.

Nell’interesse generale, tanto dei lavoratori quanto dei datori di lavoro, si auspica un rapido intervento ministeriale.

 lavoratori  agricoli,
pastori,  alevatori  di  bestiame, stallieri, fantini, sorveglianti o
addetti al lavori di sistemazione e di preparazione delle piste negli
ippodromi,  spazzini, cantonieri, stradini, operai e manovali addetti
all'edilizia,   asfaltisti,   straccivendoli,   operai  addetti  alla
manipolazione  delle  immondizie,  operai  addetti alla fabbricazione
della carta e dei cartoni.