Appalti, duvri e opere intellettuali

duvriDopo l’entrata in vigore del D.Lgs 81/08, in particolare dopo le modifiche introdotte dal D.Lgs 106/09, ogni impresa si confronta quotidianamente con gli adempimenti necessari per regolarizzare la sicurezza degli appalti. Le aziende non correttamente assistite, hanno la tendenza, nel dubbio, ad esigere il DUVRI (Documento unico di valutazione dei rischi interferenziali) ad ogni attività effettuata in appalto da soggetti terzi. La materia è correntemente regolata dall’articolo 26 del D.Lgs 81/08.

La normativa è molto più precisa e fa delle importanti distinzioni che meritano di essere salvaguardate.

Innanzitutto, si esclude dall’obbligo di predisposizione del DUVRI, qualsiasi appalto i cui lavori o servizi abbiamo una durata non superiore a due giorni, intesi come lavoro complessivo pari a non più di 16 ore (purchè non comportante una serie di rischi particolari e analiticamente indicati).

Sono escluse, a prescindere dalla durata, anche tutti i servizi di natura intellettuale e le mere forniture di materiali o attrezzature.

Applicare correttamente quanto sopra non è affatto semplice, anche perchè il testo di legge può essere interpretato con svariati criteri, più o meno restrittivi e, sovente, non universalmente condivisi.

Per orientarsi, occorre prendere in considerazione altre fonti oltre al mero testo di legge. Fortunatamente, in questo caso, possiamo far ricorso ai provvedimenti emanati dagli enti preposti ai controlli sull’applicazione del citato decreto.

In un recente documento avente valore di circolare, valido e vincolante per tutte le regioni e, pertanto, per tutte le ASL (Si veda un nostro recente articolo pubblicato QUI), si legge un passaggio, francamente non molto condivisibile a parere dello scrivente, ma che legittima e apre la strada ad interpretazioni “di favore” del dato normativo.

Ecco il testo in questione: “…, le attività di verifica di macchine e impianti e, più in generale, le attività di controllo e  vigilanza devono intendersi come “servizi di natura intellettuale” e pertanto non soggette alle disposizioni di cui al comma 3 dell’art. 26 D.Lgs. 81/2008, per effetto delle disposizioni di cui al comma 3 bis dello stesso articolo 26. Resta inteso che l’accesso degli operatori deve comunque essere garantita alle condizioni di sicurezza di cui al comma 1 e 2. Per quanto concerne i requisiti tecnico professionali di cui all’art. 26 comma 1 D.Lgs. 81/2008 e succ. mod., si presume che gli enti individuati dalla legislazione vigente per l’effettuazione delle verifiche periodiche ne siano in possesso per riconoscimento ex–lege.”

Qualificare l’attività ispettiva come meramente intellettuale è sicuramente corretto, tuttavia, le attività di verifica di macchine, che comporta necessariamente l’utilizzo di tester, l’azionamento di macchine, impianti e apparati, nonché l’accesso ad aree tecniche (cavedi, locali macchine, locali tecnici) e la verifica di parti interne, certamente implica qualcosa di più di una mera attività intellettuale.

In ogni caso, se un ente tanto autorevole come il “coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e Province Autonome, gruppo di lavoro interregionale Macchine e impianti”  ha definito tali attività come intellettuali, certamente con cognizione di causa, allora, ogni azienda e consulente deve prenderne atto e, dovendo valutare la natura delle prestazioni erogate, potrà, anzi, dovrà, attuale il medesimo criterio.

Infine, per inciso, definire l’attività di un ente come qualificata con riferimenti alle caratteristiche tecnico professionali, solo perchè la legge affida a quell’ente un determinato servizio, è un affermazione errata ed illogica. E’ necessario effettuare un corretto coordinamento e attuare tutti gli obblighi di legge, anche nel caso in cui si chiami, per esempio, la ASL o l’ISPES ad eseguire un attività di verifica o certificazione su impianti o macchine che, ovviamente, costituisce un appalto.