Decreto “Destinazione Italia”: modifiche all’apparato sanzionatorio in materia di sicurezza del lavoro

monetinaIl D.L. 23 dicembre 2013, n.145, pubblicato sulla G.U. n.300 del 23 dicembre scorso ed entrato in vigore il 24 dicembre, all’art.14 prevede alcune misure in materia di lavoro al fine di “rafforzare l’attività di contrasto al fenomeno del lavoro sommerso e irregolare e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Come vedremo sono state significativamente inasprite le sanzioni per lavoro “nero”, nonché alcune di quelle in materia di orario di lavoro e riposi periodici. Altre misure sono destinate invece ad assicurare un efficace coordinamento degli organi di vigilanza degli Istituti previdenziali nonché a potenziare gli organici ispettivi del Ministero del Lavoro. La Direzione generale per l’attività ispettiva è già intervenuta con una prima lettera circolare, la n.22277 del 27 dicembre 2013, per fornire agli uffici periferici le prime indicazioni operative, in attesa della conversione del Decreto Legge. Con il presente contributo si propongono alcune prime riflessioni, tenendo conto che il testo normativo potrà essere oggetto di modifiche da parte del Parlamento e che comunque il Ministero del Lavoro si è riservato di fornire ulteriori chiarimenti successivamente alla conversione.

Il provvedimento recita testualmente:

“l’importo delle sanzioni amministrative di cui all’articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, nonché delle somme aggiuntive di cui all’articolo 14, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, è aumentato del 30%. Per la violazione prevista dal citato articolo 3 del decreto legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n.73, non è ammessa la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124”.

Il Decreto ha aumentato del 30% anche gli importi delle somme aggiuntive di cui all’art.14, co.4, lett.c) del D.Lgs. n.81/08, ossia quelle somme da versare ai fini della revoca del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale adottati per occupazione di lavoratori non risultanti da scritture o altra documentazione obbligatoria ovvero per gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

I nuovi importi da versare per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale sono pertanto pari a € 1.950,00 nelle ipotesi di sospensione per lavoro “in nero” e a € 3.250,00 per le ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela di salute e sicurezza sul lavoro (i vecchi importi erano rispettivamente € 1.500,00 e € 2.500,00.

Occorre rilevare che il D.L. n.145/13 ha letteralmente previsto solo l’aumento delle somme aggiuntive da pagare per la revoca del provvedimento di sospensione adottato dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro, lasciando inalterati gli importi previsti dall’art.14, co.5, dello stesso D.Lgs. n.81/08, per la revoca dei provvedimenti di sospensione adottati dal personale ispettivo delle Asl, per gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Attualmente, quindi, per la medesima fattispecie (gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza), l’impresa si troverebbe tenuta a paga- re oneri aggiuntivi di importo diverso a seconda di quale sia l’organo che ha proceduto ad impartire la sospensione dell’attività. Probabilmente si tratta di una svista che richiede di essere corretta in sede di conversione in legge del decreto.

 

 

safeyinspectorInoltre, il medesimo decreto ha introdotto un rafforzamento dell’attività di vigilanza con l’assunzione di 250 ispettori e tecnici da destinare alle aree del centro-nord del Paese. Questa misura, unitamente alla riorganizzazione del Ministero che consentirà un ulteriore aumento del numero di ispettori sul territorio, permetterà una maggiore incisività degli interventi da parte del personale ispettivo e verrà finanziata con l’aumento delle sanzioni previste per l’uso di manodopera in “nero” e per il mancato rispetto della disciplina in materia di riposi giornalieri e settimanali.

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