DUVRI e lavori di breve durata, chiarimenti ministeriali

duvriIl Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha pubblicato una circolare volta a chiarire ulteriormente il significato e la postata delle modifiche introdotte all’articolo 26 del D.lgs 81/08, determinate dal D.lgs 106/09.

Nella circolare, si focalizza in particolare il significato di LAVORI DI BREVE DURATA, sotto i due giorni, definendoli come quei lavori che, per la loro esecuzione, si possono svolgere nell’argo di due giorni, anche se spalmati nell’ambito di più interventi, purchè rientranti in un periodo di tempo ragionevole. Il Ministero ipotizza che tale periodo di riferimento possa coincidere con l’anno o la durata del contratto.

Ecco il testo integrale della circolare:

Che cosa si intende per “lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni” ai sensi dell’art.26, comma 3-bis del D. lgs. 81/2008?
In via preliminare,  si osserva che la  ratio  sottesa alla norma in esame  è quella di non gravare, attraverso  l’obbligo di redazione del D.U.V.R.I.,  le imprese appaltatrici di servizi che comportino l’espletamento di pratiche ordinarie prive di
rischi interferenziali e i lavori di breve durata,  in quanto esso diverrebbe un inutile fardello formale, senza peraltro privare di tutela quelle prestazioni lavorative che, pur esplicandosi in un breve arco temporale, presentano comunque, per la natura
della prestazione ovvero per il particolare contesto in cui si svolgono, dei rischi di interferenza (come,  ad esempio,  avviene nell’ambito delle prestazioni manutentive).
Alla luce di quanto sopra si ritiene che i due giorni di cui alla norma in esame siano da computarsi con riferimento ad un arco temporale non necessariamente continuativo, ma anche complessivo e derivante dal cumulo delle singole prestazioni, anche episodiche, effettuate comunque in un  lasso temporale di riferimento di ragionevole durata – come si potrebbe plausibilmente ritenere un anno solare  –  tenuto conto anche dell’eventuale durata contrattuale della prestazione lavorativa.
Sembra opportuno, infine, sottolineare che, anche nei casi sopra detti, resta comunque obbligatoria l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2  del citato art. 26.