Infortunio in trasferta: limiti e indennizzabilità rispetto all’infortunio in itinere. Circolare INAIL

infortunioCon la circolare n.52 del 23 ottobre 2013 l’Inail affronta un tema oggetto di vari quesiti alla Direzione Generale dell’Istituto, ovvero la tutela infortunistica del lavoratore inviato in trasferta. In particolare ci si chiede se gli eventi lesivi occorsi ai lavoratori inviati in trasferta o missione debbano essere qualificati come infortuni in itinere o in attualità di lavoro, stante i diversi presupposti per l’applicazione della tutela.

 

Ecco i quesiti presi in considerazione e singolarmente trattati:

Primo quesito
Quando il lavoratore si fa male mentre si reca in trasferta valgono le regole generali dell’infortunio in itinere?

Come noto, l’infortunio in itinere è oggi disciplinato dall’art.12 del D.Lgs. n.38/00. Esso prevede che, salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l’assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.
L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato.
Dunque, come ricorda l’Inail, il lavoratore sarà indennizzato:
• se utilizza i mezzi pubblici;
• se effettua il percorso a piedi;
• se utilizza il mezzo privato.

In questo ultimo caso, tuttavia, la tutela opera se il soggetto era obbligato ad usarlo, per l’assenza di mezzi pubblici ragionevolmente utilizzabili e per l’impossibilità di andare a piedi da casa al lavoro e viceversa.
Senza addentrarci nelle innumerevoli sfumature possibili del principio appena spiegato, vale la pena di porre subito la domanda: se il lavoratore è stato inviato in missione e subisce l’infortunio mentre si sta recando sul luogo ove presterà temporaneamente l’attività lavorativa valgono le stesse regole?

La risposta dell’Inail è netta: nel caso descritto non si tratta di infortunio in itinere poiché il soggetto è da considerare già in attualità di lavoro ai fini della tutela infortunistica. Pertanto i limiti sopra evidenziati non si applicano.

L’Inail giunge a questa conclusione sulla base di un ragionamento che evidenzia l’obbligatorietà del comportamento del lavoratore: infatti, nel caso di trasferta, il percorso è imposto dal datore di lavoro e quindi l’evento va connotato diversamente rispetto al classico evento in itinere. In questo ultimo caso, infatti, i rischi del percorso che collega l’abitazione al luogo di lavoro abituale dipendono anche dalla scelta del lavoratore riguardo al luogo dove stabilire il centro dei propri interessi personali e familiari, per cui detto percorso non è determinato da esigenze lavorative imposte dal datore di lavoro ma dipende anche da scelte di vita del lavoratore.

A ben vedere, il ragionamento dell’Inail deriva dal concetto stesso di occasione di lavoro: esso infatti comprende non solo l’attività lavorativa in senso stretto, ma anche tutte le attività prodromiche e strumentali all’esecuzione della prestazione lavorativa, necessitate dalla stessa e alla stessa funzionalmente connesse. L’unica causa di esclusione della tutela, nel caso di lavoratore che si sta recando in trasferta, è quella generale, ovvero il rischio elettivo.

Si tratta, come noto, del caso in cui l’evento avvenga con modalità e in circostanze per le quali non si possa ravvisare alcun collegamento finalistico e topografico con l’attività svolta in missione e/o trasferta: In questo caso, il lavoratore aggrava volontariamente il rischio rispetto a quello normale, individuato come tale secondo un criterio di ragionevolezza.

Sarà connotato da rischio elettivo il caso dell’ impiegato commerciale di una azienda tessile che mentre si reca in trasferta si fermi a trovare un amico e lo aiuti, ad esempio, a riparare un mobile casalingo.

Il soggetto è in trasferta, ma la finalità dell’atto non ha alcun legame funzionale con la prestazione lavorativa né tantomeno con le esigenze lavorative dettate dal datore di lavoro.

 

 

Secondo quesito

È indennizzabile l’evento occorso durante gli spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al luogo in cui deve essere svolta la prestazione lavorativa e viceversa?

Anche in questo caso, si tratta di infortunio sul lavoro a pieno titolo e non sono applicabili i limiti per l’indennizzabilità previsti per l’infortunio in itinere.

Qui le ragioni sono ancora più evidenti: si tratta di un percorso sostanzialmente imposto dal datore di lavoro che ha inviato il soggetto in missione.

 

Terzo quesito

Costituisce infortunio sul lavoro l’evento occorso al soggetto durante la permanenza in albergo nel corso di una trasferta?

La risposta non cambia: l’evento è da considerare lavorativo perché, ancora una volta, il soggetto si trova in quel luogo per finalità collegate al lavoro.

Qui peraltro il ragionamento dell’Inail è più articolato: oltre al collegamento funzionale tra il luogo ove il lavoratore è temporaneamente domiciliato e il lavoro, c’è anche la necessità di distinguere tra eventi avvenuti nella propria abitazione (dove non vi è indennizzo) e infortuni successi in albergo.

È evidente che il lavoratore non ha, in albergo, lo stesso controllo delle condizioni di rischio che ha, al contrario, nella propria abitazione. Se vi si aggiunge, appunto, che il soggetto si trova in albergo perché inviato in trasferta lavorativa non c’è dubbio sull’indennizzo.

Anche in questo caso, ovviamente, non è tutelabile il caso nel quale sia ravvisabile un rischio elettivo. Tale eventualità si verifica quando il soggetto pone in essere una attività che non ha alcun collegamento con lo scopo per cui la stanza è destinata, ovvero il riposo necessario per compiere la prestazione lavorativa.

 

 

Conclusioni

La circolare enuncia un principio chiaro: Sono indennizzabili tutti gli eventi occorsi a un lavoratore in missione e/o trasferta dal momento dell’inizio della missione e/o trasferta fino al rientro presso l’abitazione, salvo il limite generale del caso connotato dal rischio elettivo. A tale principio si atterranno d’ora in poi le sedi Inail nel definire i casi di infortunio avvenuti in trasferta. Il criterio vale anche per i casi già in trattazione o in contenzioso, a meno che vi sia una sentenza passata in giudicato.