OSHA: trend dei rischi psicosociali

Pubblicando lo studio dell’Osservatorio europeo dei rischi, ricordiamo che, in Italia, è obbligatorio effettuare la valutazione del rischio stress lavoro correlato, entro il 31/12/2010. Si invia a QUESTO LINK per i relativi dettagli e i servizi collegato.


OSHA: è in aumento il numero di persone esposte a rischi psicosociali sul lavoro


Con l’introduzione di nuove tecnologie, di nuovi materiali e di nuovi processi di lavoro, gli ambienti di lavoro sono soggetti a cambiamenti enormi. Le innovazioni apportate alla progettazione, all’organizzazione e alla gestione del lavoro possono creare nuovi ambiti di rischio, con un conseguente aumento del livello di stress, che può sfociare, da ultimo, in un grave danneggiamento della salute psichica e mentale. Una nuova relazione dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro mostra che i principali rischi psicosociali sono correlati alle nuove forme di contratti di lavoro, alla precarietà del lavoro, all’intensificazione dell’attività lavorativa, a elevate pressioni emotive, agli episodi di violenza e a una scarsa considerazione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Il dott. Jukka Takala, direttore dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), afferma:

La vita lavorativa in Europa evolve a ritmi sempre più serrati. La precarietà del lavoro, la necessità di svolgere più di un’attività lavorativa o l’elevata intensità del lavoro possono sottoporre i lavoratori a un alto livello di stress e mettere a repentaglio la loro salute. Un costante monitoraggio e il miglioramento degli ambienti di lavoro dal punto di vista psicosociale sono due passi indispensabili per creare posti di lavoro di qualità e per mantenere i lavoratori in buone condizioni di salute.
Lo stress legato all’attività lavorativa è una delle principali sfide dell’Europa nella sfera della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL) e il numero di persone che lamentano situazioni di disagio provocate dallo stress o aggravate dal lavoro è destinato ad aumentare nel tempo. Lo stress è il secondo problema sanitario legato all’attività lavorativa segnalato più di frequente in Europa, un problema che colpisce il 22% dei lavoratori dell’UE (2005). Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress. Si è calcolato che nel 2002 il costo economico annuo dello stress legato all’attività lavorativa nell’UE a 15 ammontava a 20 000 Mio EUR.
I rischi psicosociali emergenti sono stati esaminati nell’ambito di una previsione a cura di esperti e sono stati presentati in una nuova relazione, la terza di una serie di relazioni sui rischi nuovi ed emergenti pubblicate dall’Osservatorio europeo dei rischi (ERO), che è parte integrante dell’EU-OSHA.

Il lavoro precario mette a repentaglio la salute dei lavoratori

Per lavoro precario si intende solitamente un’occupazione a basso reddito e a bassa qualità, con poche opportunità di formazione e progressione di carriera. I lavoratori con contratti precari tendono a svolgere i lavori più pericolosi, a lavorare in condizioni peggiori e a ricevere meno formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il fatto di lavorare in condizioni incerte può dar luogo al fenomeno dell’insicurezza del lavoro, che a sua volta può aumentare in maniera esponenziale lo stress causato dall’attività lavorativa.

L’intensificazione del lavoro è causa di problemi per la salute

Scadenze strette e un ritmo di lavoro serrato sottopongono un numero crescente di lavoratori nell’UE a un carico di lavoro elevato e a una pressione eccessiva. Possono essere fonte di stress sul lavoro anche la riduzione dei posti di lavoro, il moltiplicarsi delle informazioni da gestire sul lavoro quale frutto delle nuove tecnologie di comunicazione e un volume sempre crescente di responsabilità condivise da sempre meno colleghi.

Violenza e bullismo, due nuovi nemici dei lavoratori.

Il fenomeno della violenza e del bullismo sul posto di lavoro sta diventando sempre più allarmante. Questi episodi, pur interessando tutti i tipi di mansioni e tutti gli ambiti di attività, sono particolarmente frequenti nel settore della sanità e in quello dei servizi. Tali situazioni possono avere come conseguenze il deterioramento dell’autostima, disturbi d’ansia, depressione e persino il suicidio.

La famiglia vittima di uno scarso equilibrio tra lavoro e vita privata

Un elevato carico di lavoro e un orario poco flessibile sono i principali ostacoli al raggiungimento di un equilibrio sufficiente tra attività lavorativa e vita privata, soprattutto per le donne, che spesso sono costrette a fare “il doppio turno”: prima sul lavoro, poi a casa. Ciò determina stress e altri effetti negativi sulla vita delle persone, soprattutto se i lavoratori non hanno la possibilità di adeguare l’orario di lavoro alle proprie esigenze personali.
Oltre il 40% dei lavoratori dell’UE a 27 che sono tenuti a osservare un orario di lavoro lungo dichiara di non essere soddisfatto dell’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Nell’aprile 2008 si terrà a Bruxelles un workshop per discutere e convalidare i risultati di un’indagine e per esplorare nuove soluzioni pratiche per far fronte ai rischi psicosociali. L’evento sarà un’occasione di incontro per esperti della SSL, esponenti politici dell’UE e rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Inoltre, l’EU-OSHA sta progettando uno studio di previsione su ampia scala per monitorare il luogo di lavoro e i cambiamenti sociali da cui possono scaturire nuovi rischi emergenti per la SSL. Nel 2009 l’EU-OSHA prevede infine di lanciare un’indagine tra le imprese in tutti e 27 gli Stati membri dell’UE per scoprire in che modo le organizzazioni del settore pubblico e privato fanno fronte ai rischi psicosociali e per capire come è possibile aiutare le imprese a gestire in maniera più efficace questi pericoli complessi sul lavoro.