Procura di torino: le FAQ e il verbale del 13-09-2010

Continua la pubblicazione dei verbali relativi agli incontri effettuati presso la Procura di Torino, relativi al coordinamento, approfondimento e applicazione delle norme in materia di sicurezza del lavoro.

Il presente estratto è tratto dal verbale della seduta del 13/09/2010 alla presenza di:
Dott. Raffaele Guariniello (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Sara Panelli (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Marina Nuccio (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Elisa Buffa (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Annalisa Lantermo (Direttore Spresal ASL TO1 Torino)
Dott. Oscar Argentero (Direttore Spresal ASL TO5 Chieri)
Dott. Lauro Reviglione (Direttore Spresal ASL TO4 Ivrea)
Dott. Andrea Dotti (Direttore Spresal ASL TO4 Settimo T.se)
Dott. Riccardo Altopiedi (Tecnico della Prevenzione Spresal ASL TO1 Torino)
Dott. Fabio Marcello (medico Spresal ASL TO5 Moncalieri)
Dott. Giacomo Porcellana (Tecnico della Prevenzione Spresal ASL TO3 Rivoli)

Definizione dell’importo di ammissione al pagamento per le sanzioni contravvenzionali oggetto di modifica legislativa.

Dopo l’entrata in vigore del DLgs 106/09 si è verificata la riduzione (ed in pochi casi l’aumento) di alcune sanzioni previste dal Dlgs 81/0/8. Dovendosi applicare il principio del “favor rei” il momento dirimente risulta essere quello dell’ammissione al pagamento. Nel momento in cui viene effettuata l’ammissione al pagamento per la determinazione dell’importo della sanzione “amministrativa” si deve applicare la sanzione più favorevole al contravventore.

Sanzionabilità della mancanza di data certa (o attestata) sui Documenti di valutazione dei rischi. Rapporti tra la sanzione prevista per la violazione dell’art. 28 e 29.

Il capoverso del comma 2 dell’art. 28 del DLgs 81/08 stabilisce che “Il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), redatto a conclusione della valutazione può essere tenuto, nel rispetto delle previsioni di cui all’articolo 53, su supporto informatico e, deve essere munito anche tramite le procedure applicabili ai supporti informatici di cui all’articolo 53, di data certa o attestata dalla sottoscrizione del documento medesimo da parte del datore di lavoro, nonché, ai soli fini della prova della data, dalla sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza o del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale e del medico competente ove nominato […]”, e nelle lettere da a) ad f) indica i contenuti del documento.
L’ art. 55, comma 3 prevede la sanzione per la violazione delle norme di cui all’art. 28, comma, 2, lettere b), c) o d), mentre il successivo comma 4 prevede la sanzione per la violazione delle norme di cui all’art. 28, comma, 2, lettere a), primo periodo, ed f).
In tal senso parrebbe non essere prevista sanzione per la violazione della norma contenuta nel capoverso dell’art. 28, comma 2 (data certa). In realtà si deve osservare che l’art. 29, comma 1 (la cui violazione è sanzionata dall’art. 55, comma 1) stabilisce che “Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, nei casi di cui all’articolo 41”. Si tratta di un doppio obbligo: effettuare la valutazione, ed elaborare il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a). Quest’ultima norma stabilisce poi che vi sia l’obbligo della “valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28” e quindi anche in questo caso il legislatore distingue l’obbligo di valutazione da quello di elaborazione del documento secondo quanto previsto dall’art. 28. Proprio quest’ultimo richiamo non lascia dubbi sul fatto che il Documento debba rispettare le forme contenute nella norma dell’art. 28 ivi compresa la c.d. “data certa”. Pare quindi che la mancata mancanza di data certa (o attestata) sui Documenti di valutazione dei rischi costituisca violazione dell’art. 29, comma 1, in relazione agli artt. 17, comma 1, lettera a) e 28, comma 2 capoverso, (la cui violazione è sanzionata dall’art. 55, comma 1.

Applicabilità delle norme del Titolo VIII, capo I, al rischio di esposizione a campi elettromagnetici (CEM)

Come è noto le norme del Titolo VIII riguardano l’esposizione ad agenti fisici ed in particolare nel capo I sono contenute le Disposizioni generali, mentre il capo IV riguarda la Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi Elettromagnetici.
L’art. 306 del DLgs 81/08 stabilisce che “Le disposizioni di cui al titolo VIII, capo IV entrano in vigore alla data fissata dal primo comma dell’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2004/40/CE (30 aprile 2012), e pertanto non sono attualmente in vigore. Al contrario sono già entrate in vigore le norme del capo I che prevedono tra l’altro l’obbligo di valutazione dei rischi fisici (art. 181) e l’obbligo di eliminare o ridurre i rischi (art. 182).
L’applicabilità delle norme contenute nel capo I anche per quanto riguarda l’esposizione a CEM, anche prima dell’entra in vigore del capo specifico, è legata all’autonomia di tali norme rispetto a quelle non ancora in vigore.
Si deve osservare che l’obbligo di eliminazione e riduzione del rischio previsto dall’art.
182, comma 1 è autonomo rispetto agli obblighi di adozione delle misure di prevenzione definiti dai singoli capi in relazione al superamento dei livelli di azione e/o dei valori limite di esposizione. E’ quindi da ritenersi applicabile sin da ora l’obbligo di valutazione dei rischi di cui all’art. 181 ai fini della eliminazione o riduzione del rischio ex art. 182, comma 1.

Aziende a conduzione familiare. Accertamento di situazioni di rischio per le quali non è possibile impartire prescrizioni o diffida, non rientrando negli obblighi di cui all’art. 21, lettere a-b-c (nella fattispecie, azienda agricola con presenza di soppalchi
privi di protezioni verso il vuoto). Esistono strumenti normativi che consentano di far cessare le condizioni di rischio?

Il legislatore con l’art. 3 comma 12 del DLgs 81/08 12. ha stabilito che “Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21”. E lo stesso articolo 21 indirizza l’obbligo di tutela agli stessi componenti dell’impresa familiare (limitatamente all’uso delle attrezzature e DPI).
Nonostante ciò esiste una certa difficoltà ad immaginare i componenti dell’impresa familiare su un piano paritario. E’ evidente che laddove l’organizzazione dell’impresa familiare non corrisponda, anche nei fatti, al dettato dell’art. 230-bis del cod.civ.1, sarà individuabile un datore di lavoro di fatto (art. 299 DLgs 81/08) sul quale graveranno gli obblighi tipici previsti dal DLgs 81/08.
Quindi soprattutto in caso di indagini per infortunio sarà necessario vagliare l’effettivo ruolo dei componenti l’impresa familiare.

Alcol. Qualora un lavoratore non guidi professionalmente l’auto, ma la guidi per ragioni di servizio, deve essere sottoposto a controllo dell’alcolemia?

L’allegato I dell’accordo STATO-REGIONI 16 marzo 2006, n. 2540 fa riferimento a “mansioni inerenti le seguenti attività di trasporto” tra le quali vi sono anche gli “addetti alla guida di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria B, C, D, E”. Si deve pertanto ritenere che sono ricompresi coloro che svolgono (anche di fatto) mansioni per attività di trasporto (commessi, autotrasportatori, ecc.) e non anche chi guida, sia pure per ragioni di servizio, auto aziendali, ma che non svolge mansioni inerenti le attività di trasporto.

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