Reato di sfruttamento, da oggi in vigore e la mancata sicurezza del lavoro è addirittura un’aggravante.

Reato di sfruttamento, da oggi è  in vigore e la mancata sicurezza del lavoro è addirittura un’aggravante.

La conversione in legge della finanziaria di agosto ha definitivamente introdotto con modificazioni il reato di sfruttamento del lavoro che si applica anche in caso di violazione della  normativa  in  materia  di sicurezza  e  igiene  nei  luoghi  di  lavoro. Il nuovo testo, mediante l’introduzione delle aggravanti specifiche, considera le violazioni in materia di sicurezza come particolarmente gravi e la pena prevista, in tal caso, è aumentata di almeno 1/3 e sino alla metà, arriva alla reclusione fino a 12 anni unitamente ad una multa di 3.000 euro per ogni lavoratore coinvolto. Il reato è in vigore da oggi, 17/09/2011.

 

Ecco il testo di legge pubblicato in gazzetta: decreto legge 138/2011, coordinato con la legge di conversione 148/2011

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Dopo l’articolo 603 del codice penale sono inseriti i seguenti:

Art. 603-bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro).

– Salvo che il fatto costituisca più grave  reato,  chiunque  svolga un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera  o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia,  o  intimidazione,  approfittando  dello stato di bisogno o di necessita’ dei lavoratori,  e’  punito  con  la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
(NdR: la pena per sfruttamento mediante violazione della sicurezza del lavoro è la seguente:  reclusione da 7 a 12 anni e multa da 1.500 a 3.000 Euro per ciascun lavoratore reclutato)

Ai fini del primo comma,  costituisce  indice  di  sfruttamento  la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:

1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;

2) la sistematica violazione della normativa relativa  all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria,  alle ferie;

3) la sussistenza di violazioni della  normativa  in  materia  di sicurezza  e  igiene  nei  luoghi  di  lavoro,  tale  da  esporre  il lavoratore a pericolo per la salute,  la  sicurezza  o  l’incolumità personale;

4) la sottoposizione  del  lavoratore  a  condizioni  di  lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni  alloggiative  particolarmente degradanti.

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Costituiscono aggravante specifica  e  comportano  l’aumento  della pena da un terzo alla meta’:

1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;

2) il fatto che uno o piu’ dei soggetti reclutati siano minori in eta’ non lavorativa;

3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo,  avuto  riguardo  alle  caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

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Art. 603-ter (Pene accessorie).

La condanna per i delitti di  cui agli articoli 600, limitatamente ai casi in cui lo sfruttamento ha ad oggetto prestazioni lavorative,  e  603-bis,  importa  l’interdizione dagli uffici direttivi delle  persone  giuridiche  o  delle  imprese, nonchè il divieto di concludere contratti  di  appalto,  di  cottimo fiduciario, di fornitura di opere,  beni  o  servizi  riguardanti  la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti.

La condanna per i delitti di cui al primo  comma  importa  altresì l’esclusione  per  un  periodo   di   due   anni   da   agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato o  di  altri enti pubblici, nonchè dell’Unione europea, relativi  al  settore  di attività in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.

L’esclusione di cui al secondo comma e’  aumentata  a  cinque  anni quando il fatto e’ commesso da soggetto al quale sia stata  applicata la recidiva ai sensi dell’articolo 99, secondo  comma,  numeri  1)  e 3)

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In questa News è pubblicato il testo originario, in vigore dal 14/08/2011, oggi sostituito dal testo definitivo sopra riportato.

Con l’introduzione di questi articoli nel Codice Penale, il quadro delle responsabilità in caso di infortunio sul lavoro, causato da violazioni in materia di sicurezza del lavoro, è ancora più esteso e articolato. Infatti, in seguito all’infortunio, possono oggi generarsi:

    • responsabilità civile per il risarcimento del danno (codice civile)
    • responsabilità penale per la violazione delle normative prevenzionistiche (D.Lgs 81/08)
    • responsabilità penale per lesioni personali colpose o omicidio colposo (Codice Penale)
    • responsabilità penale per sfruttamento (Codice Penale)
    • Responsabilità amministrativa dell’ente (D.Lgs 231/01)
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