02/09/2012

Adeguamento e linee applicative degli accordi stato-regioni in materia di formazione.

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCIE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO (GU n. 192 del 18-8-2012 )

 

ACCORDO 25 luglio 2012

 

Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e

di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle

politiche sociali recante «Adeguamento e linee applicative degli

accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo

9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni».

(Repertorio atti n. 153 /CSR del 25 luglio 2012). (12A09056)

 

 

 

LA CONFERENZA PERMANENTE

PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI

E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

 

Nella odierna seduta del 25 luglio 2012:

Visto l’art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Visto il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante

«Attuazione dell’art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia

di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro», e, in

particolare:

l’art. 34, comma 2, il quale prevede che il datore di lavoro

debba frequentare corsi di formazione di durata minima di 16 ore e

massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo

di lavoro e relativi alle attivita’ lavorative, nel rispetto dei

contenuti e delle articolazioni definiti mediante accordo in sede di

Conferenza Stato-Regioni;

l’art. 37, comma 2, il quale dispone che la durata, i contenuti

minimi e le modalita’ della formazione dei lavoratori sono definiti

mediante apposito accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni, previa

consultazione delle Parti sociali;

Visto l’accordo sancito con atto rep. n. 223/CSR del 21 dicembre

2011 che disciplina, ai sensi del citato art. 34, i contenuti, le

articolazioni e le modalita’ di espletamento del percorso formativo e

dell’aggiornamento per il datore di lavoro che intende svolgere, nei

casi previsti dal decreto stesso, i compiti propri del Servizio di

prevenzione e protezione dai rischi;

Visto l’accordo sancito con atto rep. n. 221/CSR del 21 dicembre

2011 che disciplina, ai sensi del citato art. 37, la durata, i

contenuti minimi e le modalita’ della formazione, nonche’

dell’aggiornamento dei lavoratori, dei preposti e dei dirigenti;

Vista la nota del 20 marzo 2012 con la quale il Ministero del

lavoro e delle politiche sociali ha trasmesso il documento indicato

in oggetto;

Vista la lettera in data 23 marzo 2012, con la quale il predetto

documento e’ stato portato a conoscenza delle Regioni e Province

autonome e delle Amministrazioni centrali interessate;

Vista la lettera in data 2 aprile 2012 con la quale il Ministero

della salute ha rappresentato l’esigenza di condurre con il Ministero

del lavoro e delle politiche sociali ulteriori approfondimenti sui

contenuti del documento in parola;

Vista la nota del 16 maggio 2012 con la quale il Ministero del

lavoro e delle politiche sociali ha inviato una nuova versione del

documento di cui trattasi, che tiene conto delle modifiche concordate

con il Ministero della salute;

Considerato che, nel corso della riunione tecnica svoltasi il

giorno 25 giugno 2012, sono state concordate tra il Ministero del

lavoro e delle politiche sociali e le Regioni e Province autonome

alcune modifiche del testo in argomento;

Vista la nota del 26 giugno 2012 con la quale il Ministero del

lavoro e delle politiche sociali ha inviato la versione definitiva

del suddetto documento, parte integrante del presente atto, che

recepisce le modifiche concordate nella predetta riunione tecnica;

Vista la lettera in data 27 giugno 2012, con la quale tale

definitiva versione e’ stata diramata alle Regioni e alle Province

autonome;

Vista la lettera del 3 luglio 2012 con le quale, la Regione Veneto,

in qualita’ di Coordinatrice tecnica della Commissione salute, ha

trasmesso l’avviso tecnico favorevole sulla predetta versione

definitiva del documento in parola;

Vista la nota dell’11 luglio 2012 con la quale il Ministero della

Salute ha comunicato di non avere osservazioni da formulare sulla

suddetta versione definitiva del documento;

Acquisito nel corso dell’odierna seduta l’assenso del Governo,

delle Regioni e delle Province autonome;

 

Sancisce accordo

 

tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di

Bolzano, sul documento, allegato A) parte integrante del presente

atto, recante «Adeguamento e linee applicative degli accordi ex art.

34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.

81 e successive modificazioni e integrazioni», nella versione

definitiva trasmessa con la lettera in data 26 giugno 2012 di cui in

premessa.

 

Roma, 25 luglio 2012

 

Il Presidente: Gnudi

Il segretario: Siniscalchi

 

 

 

Allegato A

 

Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma

2, e 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e

successive modificazioni e integrazioni

 

Nella Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’11 gennaio 2012 sono stati

pubblicati gli accordi, approvati dalla Conferenza permanente per i

rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e di

Bolzano, di seguito Conferenza Stato-Regioni, in data 21 dicembre

2011, in tema di formazione dei datori di lavoro che intendano

svolgere i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione e dei

lavoratori, dirigenti e preposti, adottati ai sensi, rispettivamente,

degli articoli 34 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81,

e successive modifiche e integrazioni, anche noto come “testo unico”

di salute e sicurezza sul lavoro, di seguito d.lgs. n. 81/2008.

Allo scopo di fornire alle aziende e agli organi di vigilanza prime

indicazioni in ordine ai contenuti degli accordi in parola, d’intesa

con il coordinamento tecnico interregionale assessorati sanita’ e con

il coordinamento tecnico interregionale assessorati formazione, si

espone quanto segue.

 

Efficacia degli accordi

 

L’articolo 34, comma 2, del “testo unico” di salute e sicurezza sul

lavoro prevede che il datore di lavoro che intenda svolgere

personalmente i compiti del servizio di prevenzione e protezione, nei

casi in cui cio’ e’ consentito (individuati dall’allegato II del

d.lgs. n. 81/2008), debba frequentare corsi di formazione di durata

minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi

presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attivita’ lavorative,

nel rispetto dei contenuti e della articolazioni definiti mediante

accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il successivo comma 3

dell’articolo 34, citato, dispone altresi’ che il datore di lavoro

che intenda svolgere i compiti del servizio di prevenzione e

protezione debba frequentare corsi di aggiornamento, anch’essi

individuati nell’accordo in Conferenza Stato-Regioni di cui al comma

2 dell’articolo 34. L’articolo 37, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008

dispone invece che la durata, i contenuti minimi e le modalita’ della

formazione e dell’aggiornamento dei lavoratori sono disciplinati con

accordo in Conferenza Stato-Regioni.

Pertanto, in relazione ai datori di lavoro e ai lavoratori, in base

alle previsioni appena riportate, gli accordi integrano le rispettive

disposizioni di legge individuando le caratteristiche essenziali e le

modalita’ di svolgimento delle attivita’ formative i cui principi

sono contenuti agli articoli 34 e 37 del “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro.

L’articolo 21 del d.lgs. n. 81/2008 dispone che i componenti

dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile,

i lavoratori autonomi che compiono imprese e servizi ai sensi

dell’art. 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i

soci delle societa’ semplici operanti nel settore agricolo, gli

artigiani e i piccoli commercianti, abbiano la facolta’ di sottoporsi

a formazione. Ne deriva che le previsioni di cui all’accordo ex

articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro –

dirette a fornire ai soggetti di cui all’articolo 21 utile parametro

di riferimento per la formazione – non hanno nei confronti dei

destinatari efficacia obbligatoria. Resta ferma, come espressamente

previsto dall’articolo 21, secondo comma, lettera b), del d.lgs. n.

81/2008 (ove si legge che sono fatti salvi gli ”obblighi previsti da

norme speciali”), la obbligatorieta’ di altra formazione rispetto a

quelle oggetto di regolamentazione da parte dell’accordo ex articolo

37 del “testo unico”, nei soli casi in cui essa sia imposta ai sensi

di altre disposizioni di legge, da considerarsi speciali rispetto

alla previsione generale di cui all’articolo 21, comma 2, citata, e

che, si ripete, attribuisce ai soggetti in parola la facolta’ e non

anche l’obbligo di sottoporsi a formazione. A titolo meramente

esemplificativo e senza che la indicazione che segue esaurisca il

novero delle situazioni alle quali la norma appena citata si

riferisce, si ricorda che il decreto del Presidente della Repubblica

14 settembre 2011, n. 177, relativo alla regolamentazione dei lavori

nei c.d. “ambienti confinati”, prevede, all’articolo 2, comma 1,

lettera b), 1′ “integrale e vincolante applicazione anche del comma 2

dell’articolo 21, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nel

caso di imprese familiari e lavoratori autonomi”. Di conseguenza, nel

campo di applicazione del d.P.R. n. 177/2011 la formazione dei

lavoratori familiari e dei lavoratori autonomi che compiono opere e

servizi e’ obbligatoria e non facoltativa.

Analoghe conclusioni valgono nei riguardi della formazione dei

dirigenti e dei preposti, i quali – come previsto dall’articolo 37,

comma 7, del digs. n. 81/2008 – devono ricevere una formazione

“adeguata e specifica” rispetto all’importante ruolo rivestito in

azienda (e delineato sin dalle “definizioni” contenute all’articolo 2

del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro), con obblighi di

ampia portata, individuati, rispettivamente, agli articoli 18 e 19

del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro. Rispetto ai

dirigenti e ai preposti, come rimarcato alla “Premessa” dell’accordo

ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, la applicazione dei contenuti

dell’accordo e’ facoltativa costituendo, tuttavia, principio di prova

in ordine al rispetto delle previsioni, citate, la circostanza che la

formazione dei dirigenti e dei preposti sia stata progettata e

realizzata in modo coerente rispetto alle previsioni dell’accordo ex

articolo 37 del digs. n. 81/2008. Resta inteso che il datore di

lavoro potra’ ottemperare all’obbligo di garantire una “adeguata e

specifica” (in questi termini l’articolo 37, comma 7, del “testo

unico”) formazione dei dirigenti e dei preposti anche per mezzo di

attivita’ formativa progettata e/o realizzata in modo difforme

rispetto ai precetti di cui all’accordo ex articolo 37 del “testo

unico” di salute e sicurezza sul lavoro non potendosi, in tale

ipotesi, avvalere della presunzione (ovviamente semplice) del

rispetto delle disposizioni di legge per mezzo di corsi conformi a

quelli descritti nell’accordo stesso.

Il terzo periodo della “Premessa” dell’accordo ex articolo 37 del

digs. n. 81/2048 puntualizza che la formazione in parola: “e’

distinta da quella prevista dai Titoli successivi al I del D.Lgs. n.

81/08 o da altre norme, relative a mansioni o attrezzature

particolari”. In tal modo si esprime un principio, di ordine

generale, in forza del quale la formazione regolamentata esaurisce

l’obbligo formativo a carico del datore di lavoro, a meno che il

medesimo non sia tenuto – in base a una normativa differente rispetto

a quella di cui all’articolo 37 del “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro – a corsi regolamentati da disposizioni aventi

le caratteristiche delle norme speciali (sempre rispetto a quelle di

cui all’articolo 37, citato), contenute nei Titoli del d.lgs. n.

81/2008 successivi al Titolo I o in altre norme di legge, e che oltre

a prevedere una formazione integrativa in merito a rischi specifici

individuino in modo dettagliato percorsi formativi con molteplici

contenuti, diretti a esigenze ben definite e particolari di tutela,

che richiedono corsi ad hoc.

Sono da considerare norme speciali, nel senso appena citato, sempre

senza che l’elencazione che segue possa dirsi esaustiva in ordine al

novero delle norme speciali in materia di formazione: la formazione

individuata, ai sensi dell’articolo 73, comma 5, del “testo unico”,

in ordine a determinate attrezzature di lavoro, in base all’accordo

in Conferenza Stato-Regioni approvato in data 22 febbraio 2012 e la

formazione di cui all’articolo 136, comma 6, e allegato XXI del

d.lgs. n. 81/2008 (formazione montatori ponteggi). Si reputa che sia

espressamente da considerare come speciale, e quindi oggetto di

formazione “aggiuntiva” rispetto a quella di’ cui all’accordo ex art.

37 del “testo unico”, la formazione di cui all’articolo 258 del

“testo unico”, in relazione ai lavoratori esposti o potenzialmente

esposti a polveri di amianto.

Viceversa, non si ritiene che costituiscano norme speciali, nel

senso appena indicato, disposizioni quali, sempre solo a titolo

esemplificativo, quelle di cui all’articolo 169, comma 1, lettera b),

in materia di movimentazione manuale dei carichi, o di eui

all’articolo 177, comma 1, lettera b), in materia di attrezzature

munite di videoterminali, nelle quali si parli, come negli esempi

citati, di “formazione adeguata” o si usino formule simili, senza che

la normativa individui in modo puntuale e peculiare le

caratteristiche (in termini di durata, contenuti ect.) dei corsi

stessi. In simili situazioni, la formazione relativi ai rischi di

specifico riferimento (negli esempi appena riportati, i rischi

relativi alla movimentazione manuale dei carichi e quelli derivanti

dall’uso di attrezzature munite di videoterminali) va effettuata in

applicazione delle disposizioni di cui all’accordo ex articolo 37 del

d.lgs. n. 81/2008, nella parte denominata “Formazione specifica”.

Al fine di evitare la ripetizione di percorsi formativi tali – per

numero di ore, contenuti e argomenti, oltre che per modalita’ di

aggiornamento – da essere equivalenti o superiori a quelli oggetto di

regolamentazione da parte degli accordi del 21 dicembre, si ritiene

che la dimostrazione dell’avvenuta effettuazione di attivita’

formativa (sia realizzata precedentemente alla pubblicazione degli

accordi che svolta in vigenza dei medesimi) coerente con le

disposizioni di specifico riferimento costituisca credito formativo

ai’ fini di cui agli accordi citati. Quali esempi, si considerino le

ipotesi della formazione prevista dal decreto del Ministero della

salute del 16 marzo 1998 (applicativo della c.d. “direttiva Seveso”)

e quella di cui al decreto del Ministero delle infrastrutture e dei

trasporti 16 ottobre 2009, relativamente alla formazione dei

conducenti di alcuni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o

passeggeri.

Resta inteso che la formazione in parola non comprende comunque

l’addestramento, a maggior ragione ove esso sia necessario in

relazione a specifiche fattispecie di rischio individuate nei Titoli

diversi dal Titolo I del digs. n. 81/2008, come accade, ad esempio,

in relazione alle disposizioni di cui all’articolo 77, comma. 5, del

“testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro in ordine ai

Dispositivi di Protezione Individuale di terza categoria, ai sensi

del d.lgs. n. 475/1992.

In ogni caso, occorre rimarcare come restino ferme le previsioni di

ordine generale di cui all’articolo 37, commi 4 e 6, del d.[gs. n.

81/2008 relative, rispettivamente, alla individuazione dei Momenti

nei quali e’ sempre necessario che venga svolta l’attivita’ di

formazione e alla necessita’ che essa venga ripetuta in caso di

insorgenza di nuovi rischi. I principi di tali disposizioni vengono,

infatti, richiamati al punto 4 dell’accordo ex articolo 37, comma 2,

del “testo unico” unitamente alla necessita’ che la formazione sia

comunque progettata e realizzata tenendo conto delle risultanze della

valutazione dei rischi, con la conseguenza che: “il percorso

formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla

natura e all’entita’ dei rischi presenti in azienda, aumentando di

conseguenza il numero di ore necessario”. Pertanto, in linea di

massima la formazione da erogare al lavoratore e, per quanto

facoltativa nell’articolazione, ai dirigenti e ai preposti, viene

individuata avendo riguardo al “percorso” delineato dall’accordo ex

articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, che costituisce un percorso minimo

e, tuttavia, sufficiente rispetto al dato normativo, salvo che esso

non debba essere integrato tenendo conto di quanto emerso dalla

valutazione dei rischi o nei casi previsti dalla legge (si pensi

all’introduzione di nuove procedure di lavoro o nuove attrezzature).

L’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza

sul lavoro espone, al punto 4, nella parte denominata “Condizioni

particolari”, il principio per il quale: “I lavoratori di aziende, a

prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni

che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti

produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio

basso”. In tal modo viene esplicitato il principio generale in forza

del quale la “classificazione” dei lavoratori, nei soli casi in cui

esistano in azienda soggetti non esposti a medesime condizioni di

rischio, puo’ essere fatta anche tenendo conto delle attivita’

concretamente svolte dai soggetti medesimi, avendo a riferimento

quanto nella valutazione dei rischi; ad esempio, i lavoratori di una

azienda metallurgica che non frequentino reparti produttivi o i

lavoratori che svolgano semplice attivita’ d’ufficio saranno

considerati come lavoratori che svolgano una attivita’ a rischio

“basso” e non lavoratori (come gli operai addetti alle attivita’ dei

reparti produttivi) che svolgano una attivita’ che richiederebbe i

corsi di formazione per il rischio “alto” o “medio”. Analogamente,

ove la valutazione dei rischi di una azienda la cui classificazione

ATECO prevede l’avvio dei lavoratori a corsi a rischio “basso”

evidenzi l’esistenza di rischi particolari, tale circostanza

determina la necessita’ di programmare e realizzare corsi adeguati

alle effettive condizioni di rischio (quindi, di contenuto

corrispondente al rischio “medio” o “alto”).

In relazione alla formazione dei lavoratori avviati con contratto

di somministrazione di lavoro, l’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n.

81/2008, nella nota al punto 8 facendo espressamente salva la

ripartizione legale degli obblighi di sicurezza, ribadisce che i

somministratori e gli utilizzatori hanno facolta’ di regolamentare in

via contrattuale le modalita’ di adempimento degli obblighi di legge

specificando, in particolare che essi possono “concordare che la

formazione generale sia a carico del somministratore e quella

specifica di settore a carico dell’utilizzatore”.

L’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008 dispone con molta

chiarezza che: “il corso oggetto del presente accordo non comprende

la formazione necessaria per svolgere i compiti relativi

all’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta

antincendio, e di primo soccorso e, comunque, di gestione

dell’emergenza”, ai quali, quindi, si applicano differenti previsioni

(contenute, rispettivamente, agli articoli 37, comma 9, 45, comma 2,

e 46, comma 3, lettera b), e comma 4 del “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro.

Quanto agli accordi in oggetto, si ritiene opportuno puntualizzare

che essi si sono perfezionati con l’approvazione in Conferenza

Stato-Regioni, avvenuta in data 21 dicembre 2011. Tanto premesso, in

considerazione della circostanza che in diversi punti degli accordi

in questione si fa riferimento o alla “pubblicazione” o alla “entrata

in vigore” degli accordi medesimi, il Governo, le Regioni e le

Province autonome di Trento e di Bolzano convengono che tali termini

si’ debbano in ogni caso identificare sempre nella data dell’ 11

gennaio 2012, data di pubblicazione degli accordi nella Gazzetta

Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione

 

Particolare importanza e’ attribuita dal “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro al ruolo degli organismi paritetici, quale

definito dall’articolo SI del d.lgs. n. 81/2008. Va, tuttavia,

chiarito al riguardo che il “testo unico” di salute e sicurezza sul

lavoro promuove il ruolo di tali organismi a condizioni precise e, in

particolare, a condizione che essi siano costituiti nell’ambito di

“associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro

comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale” (articolo

2, comma 1, lettera ee), d.lgs. n. 81/2008) e che operino nel settore

e nel territorio di competenza (articolo 37, comma 12, del “testo

unico” di salute e sicurezza sul lavoro). Ne discende che il datore

di lavoro che richieda – come prevede l’articolo 37, comma 12, del

d.lgs. n. 81/2008 – la “collaborazione” di tali organismi per

l’effettuazione delle attivita’ di formazione e’ tenuto a verificare

che i soggetti che propongono la propria opera a sostegno

dell’impresa posseggano tali caratteristiche. Il datore di lavoro,

nel caso intenda far svolgere la formazione da un ente formativo,

potra’ dar specifico mandato a questo di inviare, per suo conto, la

richiesta di collaborazione all’organismo paritetico.

Con riferimento all’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008,

il quale individua i Fondi interprofessionali di settore tra i

soggetti legittimati ope legis alla erogazione della formazione, si

precisa che nel caso in cui da statuto tali soggetti non si

configurino come erogatori diretti, questi, ai fini dell’erogazione

dei corsi in questione, dovranno avvalersi di soggetti formatori

esterni alle proprie strutture secondo le previsioni riportate in

coda al punto 1 dell’accordo (“Individuazione dei soggetti formatori

e sistema di accreditamento”).

Si ritiene utile ribadire quanto gia’ esposto dal Ministero del

lavoro e delle politiche sociali nella circolare n. 20 del 29 luglio

2011, vale a dire che la norma in ultimo citata non impone al datore

di lavoro di effettuare la formazione necessariamente con gli

organismi paritetici quanto, piuttosto, di mettere i medesimi a

conoscenza della volonta’ di svolgere una attivita’ formativa; cio’

in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente la

funzione che il “testo unico” attribuisce loro, attraverso proprie

proposte al riguardo. Resta inteso che tale richiesta di

collaborazione opera unicamente in relazione agli organismi

paritetici che abbiano i requisiti di legge e che, quindi, siano

costituiti nell’ambito di organizzazioni sindacali comparativamente

piu’ rappresentative sul piano nazionale (in questo senso la

definizione di “organismo paritetico” dettata all’articolo 2, comma

1, lettera ee), del d.lgs. n. 81/2008) e che svolgano la propria

attivita’ di “supporto” alle aziende operando sia nel territorio che

nel settore di attivita’ del datore di lavoro (in questo senso

l’articolo 37, comma 12, citato). Rispetto a tale previsione, si

ritiene che il “territorio” di riferimento possa essere individuato

nella Provincia, contesto nel quale usualmente operano gli organismi

paritetici. Nei soli casi in cui il sistema di pariteticita’ non sia

articolato a livello provinciale ma sia comunque presente a livello

regionale, la collaborazione operera’ a tale livello. Qualora,

invece, gli organismi paritetici non siano presenti a ne’ a livello

provinciale ne’ a livello regionale, il datore di lavoro che

intendesse farlo, senza che – in tal caso – si applichi la previsione

di cui all’articolo 37, comma 12, del “testo unico”, potra’ comunque

rivolgersi ad un livello superiore a quello regionale.

Relativamente alle aziende con piu’ sedi in differenti contesti

territoriali, l’organismo di riferimento puo’ essere individuato

avendo riguardo alla sede legale dell’impresa.

Ai fini del possesso dei citati criteri di legge da parte

dell’organismo paritetico, attese le frequenti richieste di

chiarimento pervenute, si ritiene di individuare quale criterio

presuntivo della c.d. “rappresentativita’ comparata” (sempre solo

limitatamente alle finalita’ di cui alla interpretazione

dell’articolo 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008) applicabile quello

di essere costituito nell’ambito di associazioni datoriali o

sindacali cui aderiscano organizzazioni datoriali o sindacali –

nazionali, territoriali o di settore -firmatarie di un contratto

collettivo nazionale di lavoro. Al riguardo, va esclusa la rilevanza

della firma per mera adesione, essendo necessario che la firma sia il

risultato finale di una partecipazione ufficiale alla contrattazione.

Tale criterio non pregiudica la possibilita’ delle singole

organizzazioni datoriali o sindacali di dimostrare le propria

rappresentativita’ secondo altri consolidati principi

giurisprudenziali.

Restano ferme le eventuali specifiche disposizioni adottate dalle

Regioni o dalle Province autonome in ordine al riconoscimento della

rappresentativita’ degli organismi paritetici. Rimane, altresi’,

impregiudicata l’applicazione del disposto di cui all’articolo 9 del

decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58, e

successive modifiche e integrazioni.

Resta inteso che – in ossequio al principio della pariteticita’ –

sia le associazioni datoriali sia le associazioni sindacali nel cui

ambito sia costituito l’organismo paritetico devono essere in

possesso sia del criterio presuntivo appena esposto che di quello

territoriale di cui sopra.

Al fine di evitare erronei affidamenti dei datori di lavoro nei

riguardi di organismi paritetici che, attraverso pubblicita’ o propri

siti, affermino essere in possesso dei citati requisiti di legge, si

ritiene opportuno puntualizzare che il Ministero del lavoro e delle

politiche sociali non provvede ad alcun accreditamento rispetto agli

organismi paritetici ne’ riconosce ai medesimi o alle organizzazioni

datoriali o sindacali nel cui contesto i medesimi organismi siano

costituiti alcuna capacita’ di rappresentanza in base a protocolli o

“codici” del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i quali,

pertanto, non rilevano ai fini della verifica dei requisiti appena

richiamati. Allo stesso modo e per le stesse ragioni non puo’ essere

attribuita alcuna valenza, ai fini del possesso dei requisiti di

rappresentanza di cui alla legge, all’eventuale inoltro al Ministero

del lavoro e delle politiche sociali di documentazione finalizzata al

citato “accreditamento”.

Inoltre, si ricorda che l’accordo ex articolo 34 precisa che gli

organismi paritetici sono soggetti formatori per i datori di lavoro

qualora effettuino le “attivita’ formative o di aggiornamento

direttamente o avvalendosi di strutture formative di loro diretta

emanazione”. Tale previsione, applicabile anche alle associazioni dei

datori di lavoro e dei lavoratori e agli enti bilaterali, implica che

gli organismi paritetici debbano svolgere attivita’ di formazione

direttamente o per mezzo di strutture formative proprie o almeno

partecipate, senza poter procedere all’utilizzo di strutture esterne

se non accreditate ai sensi dell’intesa del 20 marzo 2008 in

Conferenza Stato Regioni e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23

gennaio 2009. Inoltre, gli organismi paritetici non possono procedere

ad alcun “accreditamento” della formazione svolta da altri soggetti,

la quale, quindi, non ha alcuna rilevanza relativamente al rispetto

delle disposizioni di legge e di quelle di cui agli accordi del 21

dicembre.

Quanto alle modalita’ di richiesta di collaborazione agli organismi

paritetici, la nota alla “Premessa” dell’accordo ex articolo 37,

puntualizza che: “Ove la richiesta riceva riscontro da parte

dell’ente bilaterale o dell’organismo paritetico, delle relative

indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione

delle attivita’ di formazione, anche ove tale realizzazione non sia

affidata agli enti bilaterali o agli organismi paritetici. Ove la

richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall’ente

bilaterale o dall’organismo paritetico entro quindici giorni dal suo

invio, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione

e realizzazione delle attivita’ di fOrmazione”. Al riguardo, si

puntualizza che la richiesta in parola puo’ essere avanzata anche ad

uno solo (ove ve ne siano diversi) di organismi paritetici in

possesso dei requisiti sin qui richiamati, in qualunque modo idoneo

allo scopo (ad esempio, anche con semplice comunicazione per posta

elettronica, purche’ contenga indicazioni sufficienti a poter

permettere all’organismo paritetico di comprendere il tipo di

intervento formativo di riferimento e, quindi, mettendolo nelle

condizioni di potere supportare il datore di lavoro al riguardo).

Della risposta dell’organismo paritetico il datore di lavoro tiene

conto, senza che, tuttavia, cio’ significhi che la formazione debba

essere svolta necessariamente con l’organismo paritetico, qualora la

risposta di quest’ultimo comprenda una proposta di svolgimento presso

l’organismo della attivita’ di formazione ne’ che le indicazioni

degli organismi paritetici debbano essere obbligatoriamente seguite

nella realizzazione dell’attivita’ formativa.

 

Formazione in modalita’ e-learning

 

L’allegato I agli accordi del 21 dicembre 2011 disciplina la

formazione in modalita’ elearning, contenendo, innanzitutto, una

premessa volta a evidenziare che se la formazione alla sicurezza

svolta in aula ha rappresentato tradizionalmente il modello di

formazione in grado di garantire il piu’ elevato livello di

interattivita’, l’evoluzione delle nuove tecnologie, i cambiamenti

dei ritmi di vita e della stessa concezione della formazione hanno

reso possibile l’affermazione di una modalita’ peculiare e attuale di

formazione a distanza, indicata con il termine e-learning, e della

quale viene fornita la seguente definizione: “modello formativo

interattivo e realizzato previa collaborazione interpersonale

all’interno di gruppi didattici strutturati (aule virtuali tematiche,

seminari tematici) o semistrutturati (forum o chat telematiche), nel

quale operi una piattaforma informatica che consente ai discenti di

interagire con i tutor e anche tra loro”.

L’allegato continua evidenziando come la formazione in parola non

consista nella semplice fruizione di materiali didattici via

Internet, all’uso della mali tra docente e studente o di un forum

online dedicato ad un determinato argomento” quanto come si tratti di

un vero e proprio “strumento di realizzazione di un percorso di

apprendimento dinamico che consente al discente di partecipare alle

attivita’ didattico formative in una comunita’ virtuale”. Inoltre,

viene specificato che nell’attivita’ e-learning “va garantito che i

discenti abbiano possibilita’ di accesso alle tecnologie impiegate,

familiarita’ con l’uso del personal computer e buona conoscenza della

lingua utilizzata”.

L’allegato I agli accordi, piu’ nel dettaglio, pone una serie di

condizioni necessarie perche’ sia legittimo il ricorso all’e-learning

specificando che i tutor devono essere in grado di “garantire la

costante raccolta di osservazioni, esigenze e bisogni specifici degli

utenti, attraverso un continuo raffronto con utenti, docenti e

comitato scientifico”. Ancora, altre condizioni riguardano:

– sede e strumentazione: la formazione “puo’ svolgersi presso la

sede del soggetto formatore, presso l’azienda o presso il domicilio

del partecipante, purche’ le ore dedicate alla formazione vengano

considerate orario di lavoro effettivo. E la formazione va realizzata

attraverso una strumentazione idonea a permettere l’utilizzo di tutte

le risorse necessarie allo svolgimento del percorso formativo ed il

riconoscimento del lavoratore destinatario della formazione”;

– programma e materiale didattico: devono avere una evidenza

formale;

– tutor: si specifica che: “deve essere garantito un esperto (tutor

o docente) a disposizione per la gestione del percorso formativo.

Tale soggetto deve essere in possesso di esperienza almeno triennale

di docenza o insegnamento o professionale in materia di tutela della

salute e sicurezza sul lavoro maturata nei settori pubblici o

privati”; sul punto, si ritiene opportuno evidenziare come la norma

appena riportata non configuri una costante presenza del tutar

quanto, piuttosto, la sua disponibilita’ a intervenire, con modalita’

e tempi predefiniti;

– procedure di valutazione: si puntualizza che: “devono essere

previste prove di autovalutazione, distribuite lungo tutto il

percorso. Le prove di valutazione `in itinere’ possono essere

effettuate (ove tecnologicamente possibile) in presenza telematica”,

mentre viene statuito che comunque “la verifica di apprendimento

finale va effettuata in presenza”. Delle prove e della verifica

finale deve essere data presenza agli atti dell’azione formativa.

– durata: deve essere indicata la durata del tempo di studio

previsto, il quale va ripartito su unita’ didattiche omogenee. Deve

essere possibile memorizzare i tempi di fruizione (ore di

collegamento) ovvero dare prova che l’intero percorso sia stato

realizzato. La durata della formazione deve essere validata dal tutor

e certificata dai sistemi di tracciamento della piattaforma per l’

e-learning;

– materiali: il linguaggio deve essere chiaro e adeguato ai

destinatari.

Deve essere garantita la possibilita’ di ripetere parti del

percorso formativo secondo gli obiettivi formativi, purche’ rimanga

traccia di tali ripetizioni in modo da tenerne conto in sede di

valutazione finale, e di effettuare stampe del materiale utilizzato

per le attivita’ formative. L’accesso ai contenuti successivi “deve

avvenire secondo un percorso obbligato (che non consenta di evitare

una parte del percorso)”.

In tal modo vengono, quindi, fissate regole sufficientemente

precise dirette a riconoscere la importanza e utilita’ di una

modalita’ formativa sin qui generalmente vista con “sospetto”

(probabilmente in quanto spesso oggetto di abusi) e a favorire

prodotti di qualita’ distinguendoli da quelli inefficaci.

Tuttavia l'”apertura” a questa nuova tipologia di formazione e’

riferita dagli accordi a parti limitate della formazione, quali:

– accordo ex articolo 34: modulo normativo e gestionale (1 e 2),

non anche, quindi, quello tecnico e relazionale (3 e 4),

aggiornamento quinquennale e verifiche sul mantenimento delle

competenze acquisite

– accordo ex articolo 37: formazione generale per i lavoratori (4

ore), tutta la formazione dei dirigenti (16 ore), la parte

individuata ai punti da 1 a 5 della formazione dei preposti e i corsi

di aggiornamento (punto 9), ai quali si aggiungono progetti formativi

sperimentali eventualmente individuati per lavoratori e preposti da

Regioni e Province autonome.

In ordine alla parte di formazione che si svolga via e-learning, va

evidenziato come le modalita’ descritte dall’allegato non si

riscontrino ove la formazione venga erogata per mezzo della semplice

trasmissione di lezioni “frontali” a distanza (le quali, d’altro

verso, non possono essere considerate lezioni “ordinarie”), ma

richiedano la presenza dei requisiti di interattivita’ della

formazione e presenza di soggetti (tutor e/o docenti) in possesso di

determinate caratteristiche.

Quanto, infine, alle verifiche di apprendimento, la previsione

relativa alla verifica finale “in presenza” deve essere intesa nel

senso che non sia possibile la verifica del completamento del

percorso in modalita’ telematica – cosa, invece, espressamente

consentita per le verifiche intermedie – ma in presenza fisica, da

attuarsi anche per il tramite della videoconferenza.

 

Disciplina transitoria e riconoscimento della formazione pregressa

 

Con riferimento alla disciplina transitoria e al riconoscimento

della formazione pregressa, si rammenta che, in applicazione di

quanto esposto nel paragrafo dedicato all’efficacia degli accordi,

tutti i riferimenti all’entrata in vigore e quelli alla pubblicazione

degli accordi vanno riferiti sempre all’ 11 gennaio 2012, data di

pubblicazione degli accordi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica

italiana.

Tanto premesso, gli accordi in commento recano una disciplina

transitoria (punto 11 dell’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n.

81/2008 e punto 10 dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di

salute e sicurezza sul lavoro) puntuale, allo scopo di prevenire

dubbi interpretativi legati alla sovrapposizione tra la normativa

precedente e quella introdotta tramite gli accordi in oggetto.

Piu’ nel dettaglio, l’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008,

al punto 11, prevede espressamente che: “In fase di prima

applicazione, non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione G.)

i datori di lavoro che abbiano frequentato – entro e non oltre sei

mesi dalla entrata in vigore del presente accordo – corsi di

formazione formahnentee documentalmente approvati alla data di

entrata in vigore del presente accordo rispettosi delle previsioni di

cui all’art. 3 del decreto ministeriale 16 gennaio 1997 per quanto

riguarda durata e contenuti” e il punto 10, secondo capoverso,

dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza

analogamente specifica che: “non sono tenuti a frequentare i corsi di

formazione (…) i lavoratori, i dirigenti e i preposti che abbiano

frequentato – entro e non oltre dodici mesi dalla entrata in vigore

del presente accordo – corsi di formazione formalmente e

documentalmente approvati alla data di entrata in vigore del presente

accordo, rispettosi delle previsioni normative e delle indicazioni

previste nei contratti collettivi di lavoro per quanto riguarda

durata, contenuti e modalita’ di svolgimento dei corsi.”

In tal modo si e’ voluto inserire, limitatamente ad una fase di

prima applicazione degli accordi, la possibilita’ di esonero dalla

frequenza dei corsi di formazione secondo le nuove regole, le nuove

modalita’ e le nuove durate, che sono ora legate alle classi di

rischio delle attivita’ svolte, e di frequentare ancora, invece,

corsi di formazione secondo i vecchi criteri individuati per i datori

di lavoro nel decreto ministeriale 16 gennaio 1997 e per i lavoratori

nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni

eventualmente contenute nei contratti collettivi di lavoro. Tale

esonero e’ stato comunque subordinato alla condizione che la

frequenza di tali corsi con le “vecchie” regole sia svolta per i

datori di lavoro entro e non oltre sei mesi Ball’ 11 gennaio 2012

(punto 11, accordo ex articolo 34 del “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro, ove si fa riferimento alla data di “entrata in

vigore” dell’accordo) e per i lavoratori, dirigenti e preposti entro

e non oltre dodici mesi dall’ Il gennaio 2012 (punto 10, accordo ex

articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008) nonche’ alla condizione per

entrambi che i corsi stessi siano stati gia’ organizzati ed approvati

“formalmente e documentalmente” prima dell’ 11 gennaio 2012.

L’indicazione relativa alla necessita’ che i corsi siano stati va

intesa nel senso che deve esistere una documentazione (quali, ad

esempio, una richiesta di finanziamento o di riconoscimento avanzata

per un determinato corso, un bando, un programma puntuale di

attivita’ che risulti da un accordo collettivo o, ancora, un verbale

di riunione periodica) che dimostri che, alla data dell’Il gennaio

2012, i corsi fossero gia’ stati progettati e pianificati,

all’evidente fine di non penalizzare oltremodo coloro che su tale

progettazione e pianificazione abbiano investito risorse o che le

abbiano condivise con le parti sociali e/o le rappresentanze dei

lavoratori per la sicurezza. Tale documentazione non richiede la data

certa, restando tuttavia onere di chi intenda avvalersi, nei limitati

limiti temporali appena specificati, della facolta’ di svolgere corsi

secondo le “vecchie” regole, dimostrare con ogni mezzo idoneo che

tali corsi erano alla data dell’Il gennaio 2012, in una fase molto

avanzata di pianificazione e realizzazione, alla quale debba seguire

solo l’erogazione dei corsi, Al riguardo, appare opportuno invitare

gli organi di vigilanza a prestare particolare attenzione nella

verifica dei requisiti appena citati, al fine di dissuadere gli

operatori da un utilizzo fraudolento delle disposizioni appena

illustrate.

La circostanza che la puntuale definizione e la specifica

regolamentazione del ruolo e delle attivita’ dei dirigenti e dei

preposti siano state introdotte solo dal “testo unico” di salute e

sicurezza sul lavoro e’ alla base della previsione di cui al primo

capoverso del punto 10 dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n.

8112008, il quale, “alfine di consentire la piena ed effettiva

attuazione degli obblighi di cui al presente accordo”, dispone –

“unicamente in sede di prima applicazione” (quindi, con previsione

destinata ad esaurire la propria efficacia una volta completato

l’arco temporale individuato dall’accordo) – che il datore di lavoro

che non abbia gia’ avviato a corsi di formazione coerenti con il

ruolo svolto in azienda i dirigenti o i preposti in forza alla

propria azienda possa procedere a tale avvio (sempre in relazione a

corsi che siano coerenti con i contenuti dell’accordo) in modo che i

relativi corsi si concludano entro e non oltre 18 mesi dalla

pubblicazione dell’accordo (11 gennaio 2012). La previsione opera in

combinato disposto con quanto previsto dal successivo punto 11 e

comporta che nel caso in cui il lavoratore che abbia svolto e svolga

funzioni di preposto alla data della pubblicazione dell’accordo e che

abbia, al contempo, svolto un corso da lavoratore rispettoso delle

previsioni previgenti non debba ripetere il corso da lavoratore ma

debba svolgere, entro i citati 18 mesi a far data dall’I l gennaio

2012, solo la formazione peculiare e specifica relativa allo

svolgimento di tali compiti di preposto. Al riguardo, si evidenzia

come il termine di riferimento per il completamento del percorso

formativo particolare e aggiuntivo da preposto sia quello appena

richiamato (18 mesi) e non, invece, quello di 12 mesi erroneamente

indicato al punto 11, lettera a), ultimo periodo, dell’accordo ex

articolo 37 del “testo unico”.

Il dirigente che dimostri di aver svolto, alla data di

pubblicazione dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico”, una

formazione con i contenuti previsti all’art. 3 del D.M. 16/01/1997 o

con i contenuti del Modulo A per ASPP/RSPP, anche se di durata

inferiore, non e’ tenuto a frequentare il corso di formazione di cui

al punto 6 dell’accordo in commento. Il termine per il completamento

del percorso formativo per dirigenti e’ di 18 mesi, a meno che le

modalita’ della formazione dei dirigenti non venganoindividuate da

accordi aziendali, adottati previa consultazione dei rappresentanti

dei lavoratori per la sicurezza, nel qual caso – per quanto disposto

al punto 6, secondo periodo – il termine entro il quale programmare e

completare l’attivita’ formativa e’ di 12 mesi a far data dall’ 11

gennaio 2012, data di pubblicazione degli accordi del 21 dicembre

2011 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

La previsione relativa ai 18 mesi per i corsi da dirigente e

preposto non riguarda, tuttavia, il personale di nuova assunzione (o

quello, gia’ in forza alla azienda, al quale vengano attribuiti

compiti di dirigente o preposto successivamente all’Il gennaio 2012

il quale, in ragione della esistenza di un quadro normativo ormai

definito in materia di formazione (proprio in ragione della

approvazione degli accordi del 21 dicembre), dovra’ essere avviato a

corsi da dirigente o preposto anteriormente o contestualmente

all’assunzione o alla adibizione a compiti di dirigente o preposto.

In tal caso occorre avere completato il prescritto percorso formativo

prima dell’inizio della attivita’ richiesta in azienda al dirigente o

al preposto e solo ove cio’ non risulti possibile, per ragioni che

spetta al datore di lavoro evidenziare adeguatamente, l’accordo

prevede che il percorso formativo debba essere completato entro e non

oltre 60 giorni dall’inizio della attivita’ lavorativa.

Gli accordi del 21 dicembre individuano solo per il futuro la

disciplina della formazione e non prevedono che i corsi cosi’

regolamentati debbano essere svolti dalle aziende che abbiano gia’

pienamente rispettato le previgenti disposizioni in materia. Al fine

di esplicitare questo concetto, il punto l l dell’accordo ex articolo

37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro disciplina il

“riconoscimento della formazione pregressa” puntualizzando che per

lavoratori e preposti gia’ formati alla data dell’ 11 gennaio 2012

non occorre ripetere la formazione.

Nel caso tale formazione sia stata svolta da piu’ di 5 anni

anteriormente alla pubblicazione dell’accordo, l’aggiornamento andra’

realizzato secondo le “nuove” regole entro 12 mesi, sempre dall’Il

gennaio 2012.

Sia in relazione alla attivita’ formativa pregressa svolta da

lavoratori o preposti sia in relazione a quella, sempre pregressa,

svolta dal dirigente, il datore di lavoro deve, comprovare – con

idonea documentazione e/o attraverso qualsiasi mezzo idoneo allo

scopo – l’avvenuto svolgimento della attivita’ formativa e la

coerenza della medesima rispetto alla normativa previgente agli

accordi (la quale, quindi, potra’ legittimamente far riferimento a

durata dei corsi diversa ed inferiore a quella degli accordi del 21

dicembre 2011). Anche in ordine alla verifica di tali elementi appare

opportuno invitare gli organi di vigilanza a prestare particolare

attenzione, al fine di dissuadere gli operatori da un utilizzo

fraudolento delle disposizioni appena illustrate.

Il riconoscimento della formazione gia’ svolta dal datore di lavoro

in passato e’ oggetto del punto 9 dell’accordo ex articolo 34 del

“testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro il quale specifica

che: “non sono tenuti a frequentare il corso di formazione (…)

coloro che dimostrino di aver svolto, alla data di pubblicazione del

presente accordo, una formazione con contenuti conformi all’articolo

3 del D.M. 16/01/1997, e gli esonerati dalla frequenza dei corsi ai

sensi dell’articolo 95 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n.

626”. Inoltre, di seguito, si evidenzia che non devono frequentare i

corsi di cui all’accordo “i datori di lavoro in possesso dei

requisiti per svolgere i compili del Servizio Prevenzione e

Protezione ai sensi dell’articolo 32, commi 2, 3 e 5 del D.Lgs. n.

81/08, che abbiano svolto i corsi ( Modulo A e B) secondo quanto

previsto dall’accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le

Province autonome di Trento e di Bolzano. (…). Tale esonero e’

ammesso nel caso di corrispondenza tra il settore ATECO per cui si e’

svolta la formazione e quello in cui si’ esplica l’attivita’ di

datore di lavoro. Lo svolgimento di attivita’ formative per classi di

rischio piu’ elevate e’ comprensivo dell’attivita’ formativa per

classi di rischio piu’ basse”.

In ordine alla individuazione del settore di riferimento per i

corsi di formazione, si reputa opportuno sottolineare che il dato al

quale occorre riferirsi sia quello contenuto nella colonna a destra

(relativa all'”Ateco 2007″) e identificato, per ciascun settore, con

la lettera, comprensiva di vari numeri (i quali sono da intendersi

come esemplificativi rispetto alla lettera). Si precisa inoltre che,

con riferimento alla tabella dell’Allegato II agli accordi, per un

mero errore materiale, si e’ omessa la trascrizione del codice 33

della lettera C, relativo alla riparazione, manutenzione e

installazione di macchine ed apparecchiature, ricompreso nella

categoria di rischio alto.

Le previsioni relative al riconoscimento della formazione pregressa

richiedono che il datore di lavoro comprovi lo svolgimento di

attivita’ formative pregresse con qualsiasi mezzo di prova idoneo a

dimostrare la durata, i contenuti e le modalita’ (ovviamente,

comprensive anche delle prove dell’avvenuto svolgimento dei corsi)

dei corsi in oggetto. In difetto, le previsioni cli riferimento non

possono operare, con la conseguenza che i corsi di formazione per

lavoratori vanno svolti nel piu’ breve tempo possibile, nel rispetto

delle modalita’ di cui all’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n.

81/2008, e quelli da dirigente e preposto nel termine di 18 mesi,

citato. Analoga conclusione si impone ove il datore di lavoro non

dimostri (in questo senso il punto 9 dell’accordo ex articolo 34 del

“testo unico”) di aver svolto corsi coerenti con le previgenti

disposizioni. Si intende che per consentire ai lavoratori, preposti,

dirigenti e, di conseguenza, anche ai datori di lavoro di poter

usufruire dei crediti formativi, copia dell’attestato relativo alla

formazione effettuata e’ opportuno venga rilasciata al lavoratore, al

preposto o al dirigente.

Infine, va sottolineato che quanto al punto 4 dell’accordo ex

articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008 in relazione alle “Condizioni

particolari” corrisponde a esigenze di esplicitazione di situazioni

caratterizzate da talune peculiarita’, senza che le relative

indicazioni escludano o limitino l’operativita’ dei principi generali

relativi al riconoscimento della formazione pregressa, quali appena

riportati. /n particolare, il riferimento alla formazione in

edilizia, di fonte contrattuale e durata di 16 ore, e’ volto a

specificare che la formazione in parola corrisponde ad un credito

formativo permanente per la parte generale dell’accordo (4 ore) e che

la restante parte del corso potra’ essere riconosciuta come

comprensiva della formazione “particolare” di cui all’accordo -come

accade sempre – ove il relativo percorso formativo sia di contenuto

corrispondente a quelli dell’accordo. Analogo principio viene,

quindi, esposto ove i corsi di riferimento siano corsi di formazione

professionale presso strutture regionali o provinciali. Al riguardo,

l’ultimo capoverso del punto 4 dell’accordo ex articolo 37 del “testo

unico” puntualizza, ancora una volta ripetendo un principio di ordine

generale (e sopra gia’ rimarcato), che: “Rimane comunque salvo

l’obbligo del datore di lavoro di assicurare la formazione specifica

secondo le risultanze della valutazione dei rischi”.

Quanto alle modalita’ per mezzo delle quali puo’ essere svolta la

formazione, la “Premessa” all’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n.

81/2008 specifica che la formazione in essa disciplinata puo’ essere

svolta sia in aula che nel luogo di lavoro. Di seguito, ai punti 1 e

2, si puntualizza che i docenti devono poter dimostrare di essere in

possesso di una esperienza almeno triennale, maturata in relazione

all’insegnamento e/o in relazione allo svolgimento di attivita’

professionale nella materia della salute e sicurezza sul lavoro. In

tal modo si consente – sempre in attesa della definizione dei

requisiti dei formatori da parte della Commissione consultiva ex

articolo 6 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – di

operare come docente sia a chi abbia avuto modo di svolgere per oltre

un triennio attivita’ di formazione nel settore sia a chi abbia

lavorato per oltre tre anni in materia di salute e sicurezza sul

lavoro (ad esempio, svolgendo attivita’ di Responsabile del Servizio

di Prevenzione e Protezione).

In ragione della importanza delle innovazioni legislative

introdotte nel periodo successivo al 2008, si propone agli organi di

vigilanza di considerare sicuramente soddisfatto il requisito

richiesto dall’accordo avendo riguardo allo svolgimento continuativo

delle funzioni di insegnamento e/o professionali per almeno tre anni

nel quinquennio anteriore alla data di pubblicazione dell’accordo (11

gennaio 2012).

I corsi devono essere organizzati in modo che sia individuato un

responsabile dei corsi, che puo’ essere anche il docente, e che non

vi partecipino piu’ di 35 persone, le quali sono tenute a frequentare

il 90% delle ore di formazione previste. I corsi di formazione ex

articolo 37 devono essere strutturati in modo che venga individuato

un soggetto organizzatore del corso e che si tenga conto, nella

declinazione dei contenuti, delle differenze di genere, di eta’, di

provenienza e lingua e della specifica tipologia contrattuale

utilizzata per la prestazione di lavoro. Resta fermo il principio, di

cui all’articolo 37, comma 13, del d.lgs. n. 81/2008, per il quale:

“Il contenuto della formazione deve essere .facilmente comprensibile

per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e

competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa

verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare

utilizzata nel percorso formativo ”

 

Aggiornamento della formazione

 

Entrambi gli accordi del 21 dicembre prevedono l’aggiornamento

della formazione, svolto in un arco temporale quinquennale, a partire

dal momento in cui e’ stato completato il percorso formativo di

riferimento.

Al riguardo, l’accordo ex articolo 37 del “lesto unico” salvaguarda

la necessita’ di procedere a specifica formazione in caso di

insorgenza di nuovi rischi da lavoro disponendo, all’ultimo capoverso

del punto 10, quanto segue: “Nell’aggiornamento non e’ compresa la

formazione relativa al trasferimento o cambiamento di mansioni e

all’introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove

tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi. Non e’

ricompresa, inoltre, la formazione in relazione all’evoluzione dei

rischi o all’insorgenza di nuovi rischi”. La previsione appare una

semplice riproposizione del principio, invero pacifico in materia di

salute e sicurezza sul lavoro, in forza del quale ogni cambiamento –

purche’ significativo – nella esposizione al rischio dei lavoratori

implica una rivisitazione della valutazione dei rischi e di

conseguenza, delle misure di prevenzione, prima tra tutte la

formazione, che da tale valutazione necessariamente discendono.

Quanto ai datori di lavoro viene specificato (punto 7 del

pertinente accordo) che l’obbligo di aggiornamento riguarda anche chi

abbia svolto i corsi di cui all’articolo 3 del decreto ministeriale

16 gennaio 1997 e agli esonerati dalla frequenza dei corsi, ai sensi

dell’articolo 95 del d.lgs. n. 626/1994. Unicamente per tale ultima

categoria il primo termine dell’aggiornamento e’ individuato in 24

mesi dalla data di pubblicazione del l’accordo.

L’obbligo di aggiornamento puo’ essere ottemperato in una unica

occasione o anche per mezzo di attivita’ che siano distribuite

nell’arco temporale di riferimento (il quinquennio) in modo che,

complessivamente, corrispondano a quanto richiesto negli accordi

(cfr. quanto si legge al punto 7 dell’accordo ex articolo 34, ove

viene specificato che: “l’obbligo di aggiornamento va preferibilmente

distribuito nell’arco temporale di riferimento”).

Al fine di favorire una rapida individuazione, anche nel caso in

cui l’aggiornamento sia svolto in diverse occasioni nell’arco del

quinquennio, dei termini per l’adempimento, si ritiene che i cinque

anni di cui agli accordi decorrano sempre a far data dal giorno della

pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli accordi e, quindi, sempre

considerando il quinquennio successivo all’ 1 1 gennaio 2012. Quindi,

la prossima scadenza da considerare, per i soggetti gia’ formati alla

data di pubblicazione degli accordi, cadra’ sempre I’ll gennaio 2017.

Con riferimento ai soggetti formati successivamente all’ 11 gennaio

2012, il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per

l’aggiornamento non puo’ che essere, invece, quello della data

dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo,

coerente con i contenuti degli accordi.

In ordine alle modalita’ per mezzo delle quali si possa ottemperare

all’obbligo di aggiornamento, si ritiene che una parte non superiore

ad 1/3 del percorso di aggiornamento (pari a 2 ore) possa essere

validamente svolta anche per mezzo della partecipazione a convegni o

seminari, a condizione che essi trattino delle materie di cui ai

punti 7 (accordo ex articolo 34) e 9 (accordo ex articolo 37) degli

accordi e che prevedano una verifica finale di apprendimento.

In relazione alla restante parte del percorso di aggiornamento,

pari a 4 ore, essa dovra’ comunque essere svolta nel rispetto delle

regole (quali, ad esempio, quelle relative al numero massimo dei

partecipanti) di cui agli accordi.

Quanto all’aggiornamento dei preposti, si puntualizza che le 6 ore

di aggiornamento quinquennale – che si ritengono comprensive delle 6

ore di aggiornamento quali lavoratori – devono essere svolte avendo

riguardo ai particolari compiti svolti in materia di salute e

sicurezza sul lavoro. Sempre in ordine alla formazione del preposto,

si rammenta quanto al punto 8 dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs.

n. 81/2008, ove si ribadisce che la “formazione particolare e

aggiuntiva del preposto costituisce credito formativo permanente

salvo nei casi in cui sia determinata una modifica del suo rapporto

di preposizione nell’ambito della stessa o di altra azienda”. Se ne

evince che il credito formativo continua a sussistere fino a quando

la posizione del preposto rimane sostanzialmente analoga nell’ambito

dell’organizzazione di riferimento, con la conseguenza che il

preposto deve solo aggiornare la propria formazione (nella misura

appena specificata), mentre tale credito viene meno ove la posizione

del preposto sia sostanzialmente mutata nell’ambito

dell’organizzazione di riferimento, con la conseguenza che il

preposto deve, in tale seconda ipotesi, svolgere la formazione

particolare aggiuntiva (perche’ legata al ruolo svolto in azienda)

come preposto.

Infine, in caso di nuova attivita’ il punto 10 dell’accordo ex

articolo 34 del “testo unico” prevede che il datore di lavoro che

intenda svolgere “in proprio” i compiti del servizio di prevenzione e

protezione sara’ tenuto a completare il percorso formativo di cui

all’accordo entro e non oltre novanta giorni dalla data di inizio

della propria attivita’.

 

La formazione del Responsabile del servizio di prevenzione e

protezione

 

I requisiti per Addetti e Responsabili del Servizio di Prevenzione

e Protezione (di seguito indicati come ASPP e RSPP) relativamente

alla formazione sono disciplinati, nello specifico, dai commi 2, 3 e

5 dell’articolo 32 del d.lgs. n. 81/2008, mentre per l’aggiornamento

il riferimento e’ il comma 6 dello stesso articolo.

Relativamente all’obbligo di aggiornamento il comma 6 stabilisce

che: “I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e

protezione sono tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo

gli indirizzi definiti nell’accordo Stato-regioni di cui al comma 2″.

(accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente

per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di

Trento e di Bolzano, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14

febbraio 2006, e successive modificazioni).

L’accordo del 26 gennaio 2006, relativamente all’aggiornamento,

oltre a stabilirne la periodicita’ (quinquennale) precisa che:”… i

corsi di aggiornamento, che potranno

essere effettuati anche con modalita’ di formazione a distanza,

dovranno comunque far riferimento ai contenuti dei moduli del

rispettivo percorso formativo, con particolare riguardo:

a) al settore produttivo di riferimento;

b) alle novita’ normative nel frattempo eventualmente intervenute in

materia;

c) alle innovazioni nel campo delle misure di prevenzione”.

L’accordo regolamenta anche la durata di detti corsi di

aggiornamento fissata, per quanto riguarda i RSPP, in 60 ore per i

macrosettori di attivita’ Ateco 3, 4, 5 e 7 ed in 40 ore per i

macrosettori di attivita’ Ateco n. 1, 2, 6, 8 e 9 mentre, per quanto

riguarda gli ASPP l’aggiornamento prevede una durata di 28 ore per

tutti i macrosettori di attivita’ Ateco.

Relativamente alla data di decorrenza del quinquennio e’

intervenuto anche un successivo accordo sancito in Conferenza Stato

Regioni il 5 ottobre 2006. In tale accordo, al punto 2.6, viene

precisata la decorrenza per ASPP e RSPP che avevano usufruito

dell’esonero dalla frequenza del Modulo 13 sulla base del

riconoscimento di crediti professionali pregressi (Tabella A4 e

Tabella As allegate all’Accordo del 26 gennaio 006) come di seguito:

“Per coloro che possono usufruire dell’esonero dalla frequenza del

Modulo B sulla base del riconoscimento di crediti professionali

pregressi, l’obbligo di aggiornamento legato all ‘esonero decorre dal

14/2/2007 e deve essere completato entro il 14/2/2012. Cio’ premesso,

si rileva che molti ASSP e RSPP non sono riusciti a completare

l’aggiornamento entro il 14 febbraio 2012 che rappresenta, di fatto,

la prima scadenza, in ordine cronologico, dell’obbligo di

aggiornamento e riguarda i soli esonerati previsti nell’accordo del

26 gennaio 2006.

Tale situazione si potra’ comunque manifestare anche in futuro ogni

qualvolta un ASPP o RSPP non dovesse riuscire a completare

l’aggiornamento nei 5 anni previsti e si ritiene pertanto necessario

fornire alcune prime indicazioni operative finalizzate a disciplinare

i casi di mancato assolvimento del predetto obbligo di aggiornamento,

da ritenersi valide in attesa della revisione dell’accordo del 26

gennaio 2006, cosi’ come previsto al punto 2.7 dello stesso.

Relativamente alla formazione, l’accordo specifica che sia il

Modulo A che il Modulo C costituiscono credito formativo permanente.

Relativamente al modulo B, sia nell’accordo che nelle successive

linee interpretative, e’ specificato che: “Il credito ottenuto con la

frequenza al modulo B e’ valido per cinque anni. Alla scadenza dei

cinque anni scatta l’obbligo di aggiornamento”.

Pertanto, si ritiene che l’ASPP o il RSPP che non adempia l’obbligo

di aggiornamento nei tempi previsti, perda la propria “operativita’”.

Cio’ significa che, pur mantenendo il requisito derivato dalla

regolare frequenza ai corsi, egli non e’ in grado di poter esercitare

i propri compiti fintanto che non venga completato l’aggiornamento

per il monte ore mancante, riferito al quinquennio appena concluso.

Il completamento dell’aggiornamento consente, pertanto, di

riacquisire la fruibilita’ del credito relativo al modulo B

consentendo, contemporaneamente, a ASPP e RSPP di recuperare la

propria “operativita’”.

 

Decorrenza dell’aggiornamento per ASPP e RSPP esonerati ai sensi del

comma 5

dell’articolo 32 del d.lgs. n. 81/2008

 

In attesa della prevista revisione dell’accordo del 26 gennaio

2006, al fine di non creare disparita’ di trattamento per situazioni

analoghe, si ritiene doveroso analizzare anche i casi in cui il

mancato raggiungimento del totale delle ore di aggiornamento riguardi

i soggetti esonerati, ai sensi dell’articolo 32, comma 5, del d.lgs.

n. 81/2008, dalla frequenza ai corsi di formazione previsti al comma

2, primo periodo, del medesimo articolo.

In considerazione del fatto che anche tali soggetti, in caso di

effettivo esercizio della funzione di ASPP o RSPP, sono obbligati ad

effettuare l’aggiornamento quinquennale e che anche per essi, in caso

di mancato adempimento di tale obbligo, scatterebbe la perdita della

propria “operativita’”, recuperabile solo con il completamento

dell’aggiornamento, si ritiene che – in analogia a quanto previsto

nell’accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni il 5 ottobre 2006 –

per gli esonerati dalla frequenza del modulo B, l’obbligo di

aggiornamento, per coloro che usufruiscono dell’esonero ex articolo

32, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008, decorre dalla data di entrata in

vigore dello stesso e, cioe’, a far data dal 15 maggio 2008 dovendo

essere completato entro il 15 maggio 2013.

Invece, per coloro che abbiano conseguito una delle lauree indicate

nel sopra citato articolo 32, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008,

successivamente alla data del 15 maggio 2008, si precisa che in tale

caso costituisce riferimento, per l’individuazionedella decorrenza

del quinquennio entro cui terminare l’aggiornamento, la data di

conseguimento della laurea.